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  L'angolo dell'assistente  

Inviato da: Graziano Santolin
27/11/2009 8.52

Con la domenica di Cristo Re dell’Universo si conclude un anno liturgico; infatti la domenica successiva inizia l’ Avvento e quindi un nuovo anno liturgico. Cosa significa che anche quest’anno viviamo l’Avvento? E’ soltanto un tempo forte dell’anno liturgico, oppure è un tempo nel quale siamo invitati a fermarci, riflettere, attendere, sperare?
Mi fermo proprio su questi quattro termini per comprendere ancora meglio il tempo che andiamo a vivere; si, perché proprio di tempo si tratta, un tempo concreto, il nostro tempo dentro il quale Gesù ha deciso di abitare e di vivere.
FERMARCI: Ci fermiamo ad uno stop per strada, di fronte ad un semaforo rosso, cioè ci fermiamo quando una causa di forza maggiore ce lo impone; tante altre volte corriamo, spesso corriamo, corriamo alla ricerca di chissà quali cose. Fermarci forse ci fa paura, ci obbliga a entrare in noi stessi, ci obbliga ad accorgersi di aspetti che correndo fuggono via insieme al tempo che passa. Sempre più diciamo: corriamo troppo, non ce la facciamo, se andiamo avanti di questo passo chissà dove andiamo, però non abbiamo il coraggio di fermarci un po’. Ma cosa significa fermarci, cosa significa prenderci un po’ di tempo?
RIFLETTERE: Riflettere significa meditare, ascoltare, meravigliarsi di quanto sta accadendo attorno a noi, non perché noi siamo bravi o perché l’abbiamo inventato, ma parchè Qualcuno sta operando nella nostra vita. Tante volte ci troviamo anche a contemplare eventi tragici, eventi drammatici tanto da pensare che si stia avvicinando la fine del mondo, oppure la fine di un’epoca, di tutto quanto abbiamo costruito con le nostre mani; appunto, tante volte è proprio così: assistiamo alla distruzione di quanto abbiamo costruito con le nostre mani e questo ci dice che quella famosa espressione: “non resterà pietra su pietra”, è proprio vera. Ciò che non passa, ciò che non va distrutto è la Parola di Dio e questa per farla nostra e perché entri nel nostro cuore, occorre ascoltarla e interiorizzarla. Quella resterà per sempre.
ATTENDERE: Non aspettiamo più; non sappiamo più attendere, forse non sappiamo neanche il significato. Quando siamo dal medico, quando siamo in un ufficio, quando dobbiamo aspettare il proprio turno…qual è la reazione: “dai, veloci, che devo andare…dai veloci che non ho tempo da perdere…”L’attesa è dura, la mamma che attende un bambino per nove mesi, un papà che attende un lavoro per un tempo lungo, l’attesa di una risposta… quante attese! Però attendere significa alzare anche lo sguardo, significa non razzolare a terra, ma guardare in alto, perché la salvezza è vicina. Attendere sempre con Qualcuno al nostro fianco che ci guida, che ci incoraggia, che ci provoca e ci sostiene: l’attesa nella Fede, l’attesa nella preghiera, l’attesa volando alto sopra le dicerie, sopra le cose inutili, sopra le banalità della vita. Il Cristiano che sa attendere, è Colui che è saggio e vive anche una sua serenità.
SPERARE: E’ una grande virtù. Sperare significa che con grande umiltà mi affido a Qualcuno che crede in me, a Qualcuno che ha pensato qualcosa di grande per me. Sperare, significa che il mio fermarmi, il mio riflettere, il mio attendere, non è inutile e neanche banale, ma tutto questo è perché devo cercare un volto che comunque è presente nella mia vita e comunque mi provoca. Sperare mi aiuta ad essere un cristiano in ricerca, in ricerca della mia salvezza.
Con coraggio allora viviamo il tempo di Avvento che si presenta davanti a noi, con Fede e facendo crescere quella preghiera che pian piano si fa sempre più relazione con Gesù. Buon avvento a tutti.

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